IL RITRATTO DEL CORAGGIO

Jpeg

Feci questa intervista mentre stavo guarendo da una broncopolmonite e riflettendo su me stessa e sulle potenzialità di guarigione, in senso lato, che spesso si celano dietro una porta che sembra chiusa, ma che in realtà non è altro che la soglia verso una maggiore consapevolezza.

L’incontro con Chiara Stoppa (https://it-it.facebook.com/chiara.stoppa.58), che ha varcato la soglia di un portone ben più pesante del mio, è stato telematico. Alcuni messaggi su whatsapp, in cui la sua voce allegra e profonda al contempo, mi ha raccontato in modo vivido ed immediato il suo percorso di vita.

 

Ciao Chiara, raccontaci un po’ di te.

Sono un’attrice di 38 anni, sono nata a Pordenone e sono venuta a vivere a Milano nel 1999 perché sono stata presa alla scuola del “Piccolo Teatro” di Milano, dove ho studiato. Ho deciso di fermarmi a Milano perché sono una delle persone che ama questa città complessa. Nel 2002 mi sono diplomata ed ho iniziato subito a lavorare, ho avuto la fortuna di poter collaborare  con l’ “Eliseo” di Roma, Franca Valeri, Rossella Falk e Laura Marinoni. Mentre ero in tournée con uno spettacolo di Giuseppe Patroni Griffi nel dicembre del 2005, mi son sentita male e sono stata ricoverata in ospedale, dove mi hanno diagnosticato un tumore.

La mia vita nella malattia è durata circa tre anni ed è cambiata, difatti per circa due anni sono stata paralizzata sia a livello professionale che privato. Grazie a Serena Sinigaglia ed alla compagnia “Atir” di Milano, dove sono tuttora attiva, ho avuto la possibilità dal 2008 di lavorare nonostante le mie condizioni di salute precarie. “Atir” è una compagnia di Milano con una storia di oltre vent’anni, dedita soprattutto al teatro sociale. Dieci anni fa ha preso in gestione il “Teatro Ringhiera” di Milano, di cui sono diventata socia dal 2008 e con cui collaboro sia come attrice che come insegnante di teatro per bambini ed all’interno del progetto “Gli spazi del teatro” che coinvolge sia attori abili che disabili. Sono spesso coinvolta nelle produzioni di “Atir-Teatro Ringhiera”, ma aderisco anche ad altri progetti teatrali.

Come vivi “Il ritratto della salute” a distanza di anni dall’accaduto?

La prima messa in scena sotto forma di lettura è stata fatta il 30 maggio del 2010 ed oggi è il 16 marzo 2017, ne è passata di acqua sotto i mulini. Mi piace molto raccontare un aneddoto legato alla prima messa in scena, a quasi due anni di distanza dall’ultima chemio e circa un anno dopo che i medici mi consideravano fuori pericolo. Una mia amica mi fece un’intervista per un’emittente radiofonica locale e tra le tante domande mi chiese quando fossi guarita. La mia risposta fu “adesso” ed in quel momento mi resi conto che la mia guarigione era passata attraverso “Il ritratto della salute”. Questo ricordo mi emoziona ancora, per anni ho sognato che i medici mi comunicassero l’avvenuta guarigione, ma non è mai successo. Sono stata io a dirmelo ed è stato importantissimo mettere a fuoco questa sensazione. Lo spettacolo nel tempo è cambiato, o meglio, il testo è sempre quello, sono cambiata io, sono meno emozionata nel farlo ma più divertita. Lo spettacolo mi entusiasma perché il pubblico ride e piange con me, perché è una storia di tutti: di chi ci è passato e  non, di chi è stato vicino ad un familiare o amico malato, di chi non ha fatto questa esperienza; ma è anche uno spettacolo per bambini ed adolescenti.

Sono circa alla centosettantesima replica e per il teatro italiano di oggi è una conquista. Alla prima messa in scena ero molto emozionata, non sapevo come il pubblico avrebbe potuto reagire, se sarebbe rimasto uno spettacolo personale o se avrebbe avuto un valore universale. L’esperienza mi ha mostrato che questo spettacolo parla a tutti, poiché la malattia è il punto di partenza per affrontare  temi che toccano ognuno di noi, quali la vita e le scelte. Gli spettatori spesso mi chiedono se  rifarei lo stesso percorso di fronte alla  medesima situazione. Non sono in grado di dare una risposta, sarebbe sicuramente un altro capitolo, un altro libro, un altro spettacolo da scrivere. L’unica cosa di cui sono certa è che mi chiederei cosa voglio veramente e cercherei di perseguirlo fino in fondo.

Avevi scritto altri pezzi teatrali oltre a “Il ritratto della salute”? Quali erano le tematiche che ti stavano a cuore prima che la tua vita cambiasse?

No, non avevo scritto altre opere oltre a “Il ritratto della salute”, amavo la scrittura a cui però non mi sono mai dedicata approfonditamente. Quando ero adolescente scrivevo poesie come tutti gli adolescenti e sono sempre stata immersa nel mondo della scrittura perché mio padre gestiva una delle più belle librerie di Pordenone, “Il becco giallo”, fino a quando avevo diciotto anni. In seguito ha lasciato questa attività per dedicarsi completamente alla scrittura di libri per ragazzi. Non mi sento una scrittrice, quello che ho fatto è stata un’operazione di scrittura parlata, grazie alla collaborazione con Mattia Fabris, amico ed attore che ama la scrittura. Io parlavo e lui prendeva appunti, poi rileggevamo e correggevamo assieme, è stata un’operazione molto intensa. Sarei interessata a scrivere un nuovo spettacolo e sto cercando ardentemente un autore che mi aiuti come a suo tempo aveva fatto Mattia. Ho tanti temi che mi frullano per la testa e non sono allenata a scrivere, quindi ho bisogno di qualcuno che mi supporti oltre ad essere un animale sociale che ama la compagnia.

Non ricordo quali fossero i temi che mi stavano a cuore prima, molto probabilmente gli stessi a cui sono legata ora, la malattia non ha cambiato la mia essenza, sono sempre la stessa persona in uno stato evolutivo della mia vita. Sicuramente un tema che mi interesserebbe affrontare in uno dei miei prossimi spettacoli è l’accompagnamento alla morte. Ho avuto la fortuna, come dico io, di stare accanto a degli amici prima che passassero all’altro mondo ed è stata un’esperienza molto bella. Sono convinta che  se la gente imparasse ad accompagnare alla morte, nessuno ne avrebbe più paura. Quando busserà alla mia porta, se sarò in compagnia di altre persone. sarà molto più facile affrontarla.

Se dovessi portare in scena “Il ritratto di Chiara oggi”, come sarebbe?

Il ritratto di Chiara oggi? Non lo so. Se dovessi fare un ritratto della mia vita in questo momento sarebbe molto confuso, perché mi sto dedicando a tante cose.  Sono una persona che tendenzialmente sta bene, ma sono una persona come tutte, con i miei momenti di gioia e tristezza. La mia è una vita abbastanza normale. Ho potuto raccontare quel ritratto di Chiara perché era legato ad una fase particolare della mia vita. Credo che ci siano dei momenti di picco nell’esistenza di una persona,  dove tutto è all’estremo: i sentimenti, le sensazioni, i pensieri, per cui vale la pena raccontarli. Ora vivo una vita normale, come avevo sempre desiderato, ma probabilmente non sarebbe così avvincente da raccontare.

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