#fake(tility)day

Sono indignata.

Cominciamo dall’immagine: una donna con la clessidra, ergo la fertilità è donna?

MA I FIGLI NON SI FANNO IN DUE? Bistrattate quando si vuole lavorare e si desidera una maternità, pagate meno degli uomini, costrette all’aut aut carriera o famiglia e come se non bastasse quando si tratta di puntare il dito su chi dovrebbe far figli, eccoci sbattute al rogo.

Una donna dovrebbe avere la possibilità di scegliere se, una volta messa al mondo la prole, preferisce continuare a lavorare o dedicarsi ai figli a tempo pieno. Entrambe le possibilità dovrebbero essere remunerate dignitosamente, perché sia che lavori sia che faccia la mamma, la donna contribuisce alla crescita sociale ed economica di un paese.

Un uomo dovrebbe avere parimenti la possibilità di andare in paternità, perché la responsabilità di far crescere famiglia e società è anche sua, proprio perché per fare i figli è indispensabile anche lui, tanto quanto la donna.

Una politica che preveda queste misure è credibile, quando invece mettere al mondo i figli è ridotto alla procreazione, senza considerarne le dinamiche socio-economiche sottese, siamo di fronte al “Fake(tility) Day”.

Una campagna questa che ha una vena retrò-fascista, ma se osserviamo attentamente la denominazione scopriremo che è in pseudo-inglese, con tanto di hashtag. POSTMODERNISMO REAZIONARIO.

Eh già, la lingua di “Eye in the sky” è l’inglese, “The big brother is watching you” in italiano non avrebbe lo stesso effetto.  Il Mago Cipolla non può che parlare una lingua che è appannaggio di tutti e di nessuno e qui non stiamo parlando della lingua di Shakespeare, ma di una lingua (s)lavata con ripetute purghe e ridotta a significante privo di significato.

“Fertility Day” non significa nulla, è semplicemente uno specchietto per le allodole, ergo un “Fake(tility) Day”!

Leggo con piacere che le proteste scoppiate nei social network hanno spinto l’illuminata in questione a considerare una modifica del suo imbarazzante progetto.

Ancora una volta abbiamo la conferma che le nostre parole hanno una grandissima forza  e quindi non mi resta che concludere le mie riflessioni con l’asserzione: POTERE ALLA PAROLA!

 

 

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