IL BICCHIERE MEZZO PIENO

Giacomo Pellizzari dopo essersi laureato in fisioterapia ha sentito l’esigenza di fare una breve esperienza di vita all’estero, per curiosità e sfida personale, stimolato anche dai racconti degli amici. L’idea è maturata nel cassetto finché nel 2010, dopo una vacanza tra Stati Uniti e Canada, ha trovato in Canada il terreno giusto per sbocciare. Nel 2014 si è concretizzato il progetto “working holiday”, organizzato grazie alla possibilità di prendere aspettativa al lavoro in Italia e di convertire il titolo di studio. Giacomo a 31 anni voleva investire in un progetto lavorativo e di vita all’estero e non semplicemente andare all’avventura.

Raccontaci della tua esperienza canadese.

È stata un’esperienza intensa ed arricchente. Al mio arrivo ho incontrato persone molto disponibili ed ho trovato lavoro quasi subito. Ciononostante non è stato facile ambientarsi, mi sentivo comunque un pesce fuor d’acqua. Le difficoltà sono state molte, come immigrato non è facile avere accesso alla documentazione richiesta, le notevoli distanze da percorrere mi hanno obbligato a fare la patente canadese (quella internazionale è valida solo per 3 mesi) e ad acquistare un’auto. Nonostante due lavori part-time affittare un appartamento e mantenersi non era scontato viste le entrate modeste e l’elevato costo della vita. Al termine dei primi sei mesi, pur essendo stato apprezzato dai miei datori di lavoro, non sono riuscito a rinnovare il permesso perché sarebbe stato necessario dimostrare di non aver trovato persone locali adatte a ricoprire la posizione. I canadesi si tutelano molto ed è difficile entrare nel sistema da esterni.

Oltre a queste difficoltà di ordine pratico sono emersi i miei limiti personali e la differenza di mentalità. I canadesi sono persone positive ed intraprendenti, ma li trovo iperattivi, il loro stile di vita – work hard, play harder – si adatta solo in parte alla mia personalità. In Italia ho sempre lavorato sodo, ma sono abituato godere del tempo libero con una modalità diversa dall’approccio anche troppo energico dei canadesi. Gli sport più seguiti e praticati sono Hockey e Football Americano, sport molto violenti se paragonati al calcio che i canadesi considerano un’attività da donzellette. La vita canadese è basata sul fare, chi si ferma è perduto. Ogni tanto mi sentivo l’italiano fannullone perché la mia vita non si basava sul moto perpetuo e questo mi creava disagio. Nonostante le difficoltà ho sperato fino all’ultimo di poter trovare un datore di lavoro che mi permettesse di prolungare la mia permanenza visti tempo e denaro investiti per realizzare questo sogno. Purtroppo questo non è accaduto e così una volta scaduto il visto ho dedicato i due mesi e mezzo successivi a girare Canada e Stati Uniti, concludendo in bellezza la mia esperienza formativa oltreoceano”.

Contento o scioccato di essere rientrato?

Vivendo all’estero ho messo a confronto pregi e i difetti di entrambi i Paesi, il mio stato d’animo al rientro è ambivalente. Sono felice di aver fatto questa esperienza perchè ho realizzato il mio sogno di vivere all’estero, sono stati mesi intensi, formativi e affascinanti. Ho conosciuto persone nuove e modi diversi di intendere la vita, cambiando anche il mio stile di vita. Ho lavorato e visitato posti stupendi, è stato bellissimo. 

Sono al contempo contento di essere rientrato in Italia, qui mi sento più a mio agio. In Canada ho vissuto più difficoltà che soddisfazioni. Otto mesi e mezzo non sono tuttavia sufficienti per capire ed adattarsi in un paese straniero. Ho il rimpianto di non essere rimasto più a lungo, credo che col tempo sarei riuscito ad integrarmi. Il Canada è un paese meraviglioso, meritocratico, con persone aperte in grado di convivere in modo pacifico, nel rispetto di etnie e religioni diverse. Tuttavia la rigidità delle regole, i ritmi frenetici, la competizione e la minor tutela che caratterizzano il mondo del lavoro hanno un impatto forte sulla vita quotidiana, molto diversa da quella italiana. In Canada non ho trovato la terra promessa che cercavo.

Mi piacerebbe che i tanti italiani che si lamentano del nostro Paese facessero un’ esperienza come la mia, così si renderebbero conto che, nonostante tutto, qui da noi non si sta così male. Qui ce la viviamo meglio sotto tanti punti di vista, critico le scorciatoie tipicamente italiane, ma ritengo che siamo più tutelati, almeno finora. 

Molti mi invitano a ritentare il viaggio, non credo lo farò, qui mi sento meglio e se tornassi dovrei ripartire da zero. Ho 32 anni e voglia di ricominciare, ma senza azzerare. Sto cercando casa, il mio futuro lo voglio costruire qui, preferisco la nostra lentezza e le difficoltà strutturali ad una sistema che non mi appartiene. Riprendo da dove ho lasciato ma con un orizzonte più ampio, alla ricerca di nuovi stimoli. Sono sempre stato affascinato dal mondo dell’enogastronomia, perché dietro ogni bicchiere c’è una storia ed in Italia ci sono tante storie da scoprire e raccontare”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...