“LA QUALITÀ È AGIRE BENE QUANDO NESSUNO TI GUARDA” (Henry Ford)

Roberto Beccaria (http://www.lucasevents.eu/) fonda Lucas nel 2002, in epoca preolimpica, in un momento di grandi investimenti e di chiamata alle armi per chi volesse dare il proprio contributo al nuovo orizzonte di trasformazione che si delineava su Torino ed il Piemonte. Roberto partecipa alla metamorfosi ridisegnando l’immagine del territorio, grazie all’organizzazione di eventi unici nel loro genere. I primi 10 anni i committenti sono soprattutto enti pubblici, con la grande contrazione economica del 2008 Lucas inizia a trasformarsi, rivolgendosi sempre più a soggetti privati.

Cos’è cambiato con la crisi?

“La crisi ha peggiorato notevolmente i vizietti italiani. All’inizio speravo che l’unico risvolto positivo potesse essere una sorta di selezione naturale, che lasciasse in piedi solo i più bravi. Mi sono sbagliato: in un sistema corrotto in senso stretto e lato, in cui si campa per amicizia e tangente politica, dopo circa sette anni di crisi i cinque soggetti onesti sono diventate tre, mentre i cinque corrotti sono rimasti in piedi facendo concorrenza sleale. La percentuale di corruzione è quindi passata al 60-70% acuendo i nostri peggiori vizi. Lavoro preferibilmente con privati perché sono stato deluso dalle strutture farraginose, misteriose e misteriche, dalla lentezza e dalla mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che purtroppo caratterizzano il nostro apparato pubblico. Il 90% di telefonate ed e-mail non ricevono risposta, molti pagamenti sono ancora in sospeso e soprattutto non ci sono scudi sulla protezione di idee e progetti creativi, di cui sono stato in alcuni casi addirittura derubato. I risultati dell’evento organizzato grazie al furto sono stati comunque pessimi, ma è deludente lavorare con uno stato che si comporta in modo arbitrario, come un padre padrone, e che gioca costantemente al ribasso.”

Che futuro vedi quindi in Italia?

“Nessuno. L’Italia è un paese morto che non ha nessuna possibilità di farcela, perché manca la volontà di modificare le nostre peggiori abitudini. L’individualismo italiano si é trasformato nel suo avatar degenerato. L’Italia è impantanata nella rassegnazione, chiusa nella mentalità del clan familistico di chi deve sopravvivere a qualsiasi costo. Ne consegue una deformazione del senso etico: essere bravi significa fregare gli altri. La retorica del “Noi ce la faremo perché siamo italiani” non corrisponde al vero. Basti pensare che negli Anni ’80 eravamo nel G7, tra dieci anni saremo alla ventesima posizione. Idem per quanto riguarda il turismo culturale: dal secondo posto negli Anni ’90 siamo scivolati al quarto, dopo Spagna e Francia, attualmente siamo quinti, superati dalla Spagna e incalzati dalla Turchia. L’Italia ha perso sotto tutti i punti di vista. Potevamo essere una grande piattaforma logistica quale molo proteso sul Mediterraneo, invece veniamo costantemente superati da altri paesi. Anche in questo caso burocrazia esasperante e grovigli amministrativi ci penalizzano fortemente nei confronti del Nord Europa. Queste cose succedono quando il pesce puzza dalla testa, quando lo stato e gli enti pubblici dominano.”

Perché resti in Italia? Come sopravvivi?

“I miei figli sono l’unico motivo per cui resto ancora in Italia. Sopravvivo incrementando i contatti con l’estero, ogni nuovo progetto oltre confine apre una finestra e mi permette di respirare aria fresca. Finora ho avuto grandi soddisfazioni da queste collaborazioni, perché se il committente esige puntualità e qualità, valorizza altresì quella predisposizione mentale che produce qualità anche lontano dai riflettori. Gli unici settori in cui l’Italia ha un futuro sono le eccellenze, quel 5% degli italiani che riesce a distinguersi nonostante gli sgambetti ed i paletti italici non ha rivali in nessun altro paese del mondo!
In un sistema in cui si gioca al ribasso essere eccellenti è la carta vincente.”

(Autrice: Annamaria Bortoletto)

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